L'intervento di recupero restituisce alla città di Faenza una porzione di centro storico che in epoche precedenti ospitava i locali di servizio di un imponente complesso religioso che si espandeva fino all'area in cui oggi sorge il Museo delle Ceramiche. Si tratta di un intervento di restauro e risanamento conservativo svolto con grande sensibilità nei confronti della preesistenza storica: un fabbricato in stato di abbandono e degrado che conservava ancora, sotto forma di rudere, i suoi caratteri evocativi e tipologici.

Il fabbricato, dalla forma allungata e singolare, si colloca tra due stradelli paralleli e si sviluppa perpendicolarmente alla pubblica via Campidori per una profondità di circa 65 metri.

L'intervento di recupero restituisce alla città di Faenza una porzione di centro storico che in epoche precedenti ospitava i locali di servizio di un imponente complesso religioso che si espandeva fino all'area in cui oggi sorge il Museo delle Ceramiche. Si tratta di un intervento di restauro e risanamento conservativo svolto con grande sensibilità nei confronti della preesistenza storica: un fabbricato in stato di abbandono e degrado che conservava ancora, sotto forma di rudere, i suoi caratteri evocativi e tipologici.

Il fabbricato, dalla forma allungata e singolare, si colloca tra due stradelli paralleli e si sviluppa perpendicolarmente alla pubblica via Campidori per una profondità di circa 65 metri.

Sono evidenti le caratteristiche architettoniche e compositive che lo differenziano in varie parti, sia nella distribuzione planimetrica che in alzato. La scelta progettuale è stata quella di rispettare e valorizzare le caratteristiche di ciascuna parte di fabbricato, suddividendo il complesso in cinque unità residenziali indipendenti terra-cielo che si adattano alla configurazione preesistente: in questo modo ogni abitazione è diversa dalle altre e riflette lo stato dei luoghi. Uno stradello, lo stesso che in origine consentiva ai carri di accedere al convento, individua gli accessi alle abitazioni. Si crea l'atmosfera di un piccolo borgo cittadino nascosto al di là di un grande portone in legno che delimita l'intervento verso la strada.

Il progetto cerca di catturare le qualità intrinseche del luogo, delle facciate, della luce e delle proporzioni tra gli spazi: Gli ambienti che ne scaturiscono sono spazi contemporanei ricchi di storia: archi, volte a crociera, soffitti a doppia altezza, cortili nascosti, cantine voltate, mattone a vista e paramenti murari originari.

Sono evidenti le caratteristiche architettoniche e compositive che lo differenziano in varie parti, sia nella distribuzione planimetrica che in alzato. La scelta progettuale è stata quella di rispettare e valorizzare le caratteristiche di ciascuna parte di fabbricato, suddividendo il complesso in cinque unità residenziali indipendenti terra-cielo che si adattano alla configurazione preesistente: in questo modo ogni abitazione è diversa dalle altre e riflette lo stato dei luoghi. Uno stradello, lo stesso che in origine consentiva ai carri di accedere al convento, individua gli accessi alle abitazioni. Si crea l'atmosfera di un piccolo borgo cittadino nascosto al di là di un grande portone in legno che delimita l'intervento verso la strada.

Il progetto cerca di catturare le qualità intrinseche del luogo, delle facciate, della luce e delle proporzioni tra gli spazi: Gli ambienti che ne scaturiscono sono spazi contemporanei ricchi di storia: archi, volte a crociera, soffitti a doppia altezza, cortili nascosti, cantine voltate, mattone a vista e paramenti murari originari.

La facciata su via Campidori conserva la muratura listata in ciottoli e mattoni di origini molto antiche, e diventa l'icona del progetto attraverso la conservazione dei caratteri originari: il pilastrino d'angolo, il riquadro ornamentale baroccheggiante, la tettoia in legno sopra il portone. L'arco soprastante lo stradello, unica porzione superstite del voltone crollato in seguito agli eventi post-bellici, riporta al passato.

Il portico settecentesco, coperto da volte a crociera, è stato integrato con gli spazi interni delle residenze attraverso la demolizione delle tamponature di epoca recente e la realizzazione di vetrate in ferro dal taglio minimalista che restituiscono agli archi il medesimo equilibrio di pieni e vuoti che avevano in origine.

La piccola corte interna, riservata ad una delle abitazioni, è stata riportata alla sua configurazione originale, rimuovendo le aggiunte recenti e ripristinando l'atmosfera intima di un cortile privato del centro storico aperto verso il cielo.

Le cantine, recuperate per diventare spazi fruibili alle abitazioni in veste di taverne, sono gli spazi nascosti più suggestivi, racchiuse da volte a botte e raggiungibili attraverso scale introverse che rivelano i meravigliosi paramenti murari più antichi, ripuliti mediante semplice sabbiatura.

La facciata su via Campidori conserva la muratura listata in ciottoli e mattoni di origini molto antiche, e diventa l'icona del progetto attraverso la conservazione dei caratteri originari: il pilastrino d'angolo, il riquadro ornamentale baroccheggiante, la tettoia in legno sopra il portone. L'arco soprastante lo stradello, unica porzione superstite del voltone crollato in seguito agli eventi post-bellici, riporta al passato.

Il portico settecentesco, coperto da volte a crociera, è stato integrato con gli spazi interni delle residenze attraverso la demolizione delle tamponature di epoca recente e la realizzazione di vetrate in ferro dal taglio minimalista che restituiscono agli archi il medesimo equilibrio di pieni e vuoti che avevano in origine.

La piccola corte interna, riservata ad una delle abitazioni, è stata riportata alla sua configurazione originale, rimuovendo le aggiunte recenti e ripristinando l'atmosfera intima di un cortile privato del centro storico aperto verso il cielo.

Le cantine, recuperate per diventare spazi fruibili alle abitazioni in veste di taverne, sono gli spazi nascosti più suggestivi, racchiuse da volte a botte e raggiungibili attraverso scale introverse che rivelano i meravigliosi paramenti murari più antichi, ripuliti mediante semplice sabbiatura.

L'intervento di recupero restituisce alla città di Faenza una porzione di centro storico che in epoche precedenti ospitava i locali di servizio di un imponente complesso religioso che si espandeva fino all'area in cui oggi sorge il Museo delle Ceramiche. Si tratta di un intervento di restauro e risanamento conservativo svolto con grande sensibilità nei confronti della preesistenza storica: un fabbricato in stato di abbandono e degrado che conservava ancora, sotto forma di rudere, i suoi caratteri evocativi e tipologici.

Il fabbricato, dalla forma allungata e singolare, si colloca tra due stradelli paralleli e si sviluppa perpendicolarmente alla pubblica via Campidori per una profondità di circa 65 metri.

L'intervento di recupero restituisce alla città di Faenza una porzione di centro storico che in epoche precedenti ospitava i locali di servizio di un imponente complesso religioso che si espandeva fino all'area in cui oggi sorge il Museo delle Ceramiche. Si tratta di un intervento di restauro e risanamento conservativo svolto con grande sensibilità nei confronti della preesistenza storica: un fabbricato in stato di abbandono e degrado che conservava ancora, sotto forma di rudere, i suoi caratteri evocativi e tipologici.

Il fabbricato, dalla forma allungata e singolare, si colloca tra due stradelli paralleli e si sviluppa perpendicolarmente alla pubblica via Campidori per una profondità di circa 65 metri.

Sono evidenti le caratteristiche architettoniche e compositive che lo differenziano in varie parti, sia nella distribuzione planimetrica che in alzato. La scelta progettuale è stata quella di rispettare e valorizzare le caratteristiche di ciascuna parte di fabbricato, suddividendo il complesso in cinque unità residenziali indipendenti terra-cielo che si adattano alla configurazione preesistente: in questo modo ogni abitazione è diversa dalle altre e riflette lo stato dei luoghi. Uno stradello, lo stesso che in origine consentiva ai carri di accedere al convento, individua gli accessi alle abitazioni. Si crea l'atmosfera di un piccolo borgo cittadino nascosto al di là di un grande portone in legno che delimita l'intervento verso la strada.

Il progetto cerca di catturare le qualità intrinseche del luogo, delle facciate, della luce e delle proporzioni tra gli spazi: Gli ambienti che ne scaturiscono sono spazi contemporanei ricchi di storia: archi, volte a crociera, soffitti a doppia altezza, cortili nascosti, cantine voltate, mattone a vista e paramenti murari originari.

La facciata su via Campidori conserva la muratura listata in ciottoli e mattoni di origini molto antiche, e diventa l'icona del progetto attraverso la conservazione dei caratteri originari: il pilastrino d'angolo, il riquadro ornamentale baroccheggiante, la tettoia in legno sopra il portone. L'arco soprastante lo stradello, unica porzione superstite del voltone crollato in seguito agli eventi post-bellici, riporta al passato.

Il portico settecentesco, coperto da volte a crociera, è stato integrato con gli spazi interni delle residenze attraverso la demolizione delle tamponature di epoca recente e la realizzazione di vetrate in ferro dal taglio minimalista che restituiscono agli archi il medesimo equilibrio di pieni e vuoti che avevano in origine.

La piccola corte interna, riservata ad una delle abitazioni, è stata riportata alla sua configurazione originale, rimuovendo le aggiunte recenti e ripristinando l'atmosfera intima di un cortile privato del centro storico aperto verso il cielo.

Le cantine, recuperate per diventare spazi fruibili alle abitazioni in veste di taverne, sono gli spazi nascosti più suggestivi, racchiuse da volte a botte e raggiungibili attraverso scale introverse che rivelano i meravigliosi paramenti murari più antichi, ripuliti mediante semplice sabbiatura.

La facciata su via Campidori conserva la muratura listata in ciottoli e mattoni di origini molto antiche, e diventa l'icona del progetto attraverso la conservazione dei caratteri originari: il pilastrino d'angolo, il riquadro ornamentale baroccheggiante, la tettoia in legno sopra il portone. L'arco soprastante lo stradello, unica porzione superstite del voltone crollato in seguito agli eventi post-bellici, riporta al passato.

Il portico settecentesco, coperto da volte a crociera, è stato integrato con gli spazi interni delle residenze attraverso la demolizione delle tamponature di epoca recente e la realizzazione di vetrate in ferro dal taglio minimalista che restituiscono agli archi il medesimo equilibrio di pieni e vuoti che avevano in origine.

La piccola corte interna, riservata ad una delle abitazioni, è stata riportata alla sua configurazione originale, rimuovendo le aggiunte recenti e ripristinando l'atmosfera intima di un cortile privato del centro storico aperto verso il cielo.

Le cantine, recuperate per diventare spazi fruibili alle abitazioni in veste di taverne, sono gli spazi nascosti più suggestivi, racchiuse da volte a botte e raggiungibili attraverso scale introverse che rivelano i meravigliosi paramenti murari più antichi, ripuliti mediante semplice sabbiatura.

Progetto architettonico:

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Alessandro Bucci Architetti

Alessandro Bucci Architetti

Progetto strutturale:

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Marco Peroni Ingegneria

Marco Peroni Ingegneria

Progetto impiantistico:

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Studio Energia

Studio Energia

Fotografie:

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© Pietro Savorelli

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Pubblicazioni:

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Platform | Impresedili | Yearbook

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