Il progetto di rigenerazione e ampliamento dell’impianto sportivo e campo cross di Monte Coralli rappresenta una bellissima occasione di dialogo con l’impianto agricolo e naturalistico delle colline faentine. Siamo nelle prime pendici dell’appennino romagnolo a ridosso della città, dove si staglia un paesaggio di rara bellezza per la dolce morfologia collinare ricca di formazioni vegetazionali diversificate e per la presenza di emergenze storiche e naturalistiche, tra cui calanchi, sorgenti termali e la Vena dei gessi romagnoli, il più grande affioramento in Europa di rocce gessose.

Anche l’area di Monte Coralli si distingue per le sue peculiarità paesaggistiche, una sorta di anfiteatro naturale delimitato da piccoli corsi d’acqua, canali, rii e aree boscate, quasi a proteggere naturalmente l’impianto sportivo.

Con l’obiettivo di dare forma compiuta ad una visione innovativa di luogo di sport integrato con l’infrastruttura paesaggistica, il progetto di riqualificazione valorizza l’equilibrio dell’intero territorio urbano con particolare attenzione alla mitigazione ambientale.

Il progetto di rigenerazione e ampliamento dell’impianto sportivo e campo cross di Monte Coralli rappresenta una bellissima occasione di dialogo con l’impianto agricolo e naturalistico delle colline faentine. Siamo nelle prime pendici dell’appennino romagnolo a ridosso della città, dove si staglia un paesaggio di rara bellezza per la dolce morfologia collinare ricca di formazioni vegetazionali diversificate e per la presenza di emergenze storiche e naturalistiche, tra cui calanchi, sorgenti termali e la Vena dei gessi romagnoli, il più grande affioramento in Europa di rocce gessose.

Anche l’area di Monte Coralli si distingue per le sue peculiarità paesaggistiche, una sorta di anfiteatro naturale delimitato da piccoli corsi d’acqua, canali, rii e aree boscate, quasi a proteggere naturalmente l’impianto sportivo.

Con l’obiettivo di dare forma compiuta ad una visione innovativa di luogo di sport integrato con l’infrastruttura paesaggistica, il progetto di riqualificazione valorizza l’equilibrio dell’intero territorio urbano con particolare attenzione alla mitigazione ambientale.

Il primo intervento proposto consiste nell’adeguamento morfologico del pendio esistente, alterato negli anni dalla gestione del terreno. Rimodulare la morfologia, attraverso modellazioni delle attuali pendenze, ha permesso di riaprire la continuità paesaggistica con i margini e prolungare l’asse visivo oltre la pista, coinvolgendo la cornice naturale boscata. La modellazione del terreno è stata proposta bilanciando i quantitativi di sterri e riporti, spostando lievemente il terreno e ricomponendo pendenze dolci e continue.

Si è inoltre resa necessaria la riqualificazione dei margini delle aree naturali e dei corsi d’acqua che attraversano l’impianto sportivo, elementi di qualità su cui attestare i nuovi edifici e i nuovi impianti sportivi che offrono servizi complementari al campo cross, di richiamo per una più ampia gamma di discipline. Per garantire un’apertura alla continuità visiva e superare gli ostacoli fisici esistenti, sono stati inoltre demoliti gli edifici precedenti ormai molto degradati, al fine di ripulire l’area e dar modo allo spazio libero di essere attraversato in sicurezza.  

Dal punto di vista architettonico, l’intervento prevede la realizzazione di 5 edifici pensati come volumi indipendenti che si integrano sia matericamente che visivamente con il contesto, con lo scopo di disegnare, agli occhi di chi osserva, un nuovo paesaggio, fatto di aree alberate, sport e architettura.  La progettazione ha richiesto uno studio approfondito della forma, dei materiali e del posizionamento nel sito, per raggiungere la complementarità tra tre ambiti importanti: l’architettura, la congruità paesaggistica e la sostenibilità.

Il primo intervento proposto consiste nell’adeguamento morfologico del pendio esistente, alterato negli anni dalla gestione del terreno. Rimodulare la morfologia, attraverso modellazioni delle attuali pendenze, ha permesso di riaprire la continuità paesaggistica con i margini e prolungare l’asse visivo oltre la pista, coinvolgendo la cornice naturale boscata. La modellazione del terreno è stata proposta bilanciando i quantitativi di sterri e riporti, spostando lievemente il terreno e ricomponendo pendenze dolci e continue.

Si è inoltre resa necessaria la riqualificazione dei margini delle aree naturali e dei corsi d’acqua che attraversano l’impianto sportivo, elementi di qualità su cui attestare i nuovi edifici e i nuovi impianti sportivi che offrono servizi complementari al campo cross, di richiamo per una più ampia gamma di discipline. Per garantire un’apertura alla continuità visiva e superare gli ostacoli fisici esistenti, sono stati inoltre demoliti gli edifici precedenti ormai molto degradati, al fine di ripulire l’area e dar modo allo spazio libero di essere attraversato in sicurezza.  

Dal punto di vista architettonico, l’intervento prevede la realizzazione di 5 edifici pensati come volumi indipendenti che si integrano sia matericamente che visivamente con il contesto, con lo scopo di disegnare, agli occhi di chi osserva, un nuovo paesaggio, fatto di aree alberate, sport e architettura.  La progettazione ha richiesto uno studio approfondito della forma, dei materiali e del posizionamento nel sito, per raggiungere la complementarità tra tre ambiti importanti: l’architettura, la congruità paesaggistica e la sostenibilità.

L’edificio collocato a nord, destinato alla Federazione Italiana Moto, agli spogliatoi e alla casa del custode, si qualifica con una forma planimetrica a L aperta sul paesaggio e si collega direttamente alla pista di riscaldamento e minicross. Verso ovest, nel cuore del progetto ai margini del rio, trova posto il padiglione del ristorante con diverse aree che permettono l’utilizzo dello spazio esterno. Un edificio multifunzionale insiste invece nelle immediate vicinanze della pista pump truck e dei paddock ed è inserito nell’area verde che caratterizza l’intervento. Il volume più piccolo, in prossimità del parcheggio auto (che fornisce quasi 120 posti) è quello della biglietteria, sull’asse carrabile che giunge fino ai paddock. Completa il quadro, l’edificio che funge da base operativa per la pista da cross, disposto a sud.

Il disegno degli edifici ricerca un linguaggio architettonico semplice e una forte coerenza nell’utilizzo del legno, scelto come materiale principale sia per la struttura portante che per i rivestimenti esterni. I prospetti sono definiti e scanditi da elementi lignei verticali che si ripetono secondo un ritmo variabile, a creare una quinta architettonica armoniosa sul contesto naturale. Gli edifici sono ingentiliti da portici e coperture in aggetto, mentre le falde disegnano profili inclinati che riprendono idealmente i pendii collinari. Il rapporto con la terra e con il paesaggio è enfatizzato dalle colorazioni testa di moro delle coperture in lamiera, e delle lattonerie, nel rispetto dell’armonia anche dalle visuali dall’alto.

Integrare sistemi innovativi e architettura è un altro filo conduttore che ha guidato il progetto architettonico. L’impianto fotovoltaico è perfettamente integrato nelle coperture e produce energia elettrica da fonti rinnovabili, così come tutti gli impianti tecnologici sono ricavati in vani protetti alla vista da una pelle architettonica in lamiera stirata.

L’edificio collocato a nord, destinato alla Federazione Italiana Moto, agli spogliatoi e alla casa del custode, si qualifica con una forma planimetrica a L aperta sul paesaggio e si collega direttamente alla pista di riscaldamento e minicross. Verso ovest, nel cuore del progetto ai margini del rio, trova posto il padiglione del ristorante con diverse aree che permettono l’utilizzo dello spazio esterno. Un edificio multifunzionale insiste invece nelle immediate vicinanze della pista pump truck e dei paddock ed è inserito nell’area verde che caratterizza l’intervento. Il volume più piccolo, in prossimità del parcheggio auto (che fornisce quasi 120 posti) è quello della biglietteria, sull’asse carrabile che giunge fino ai paddock. Completa il quadro, l’edificio che funge da base operativa per la pista da cross, disposto a sud.

Il disegno degli edifici ricerca un linguaggio architettonico semplice e una forte coerenza nell’utilizzo del legno, scelto come materiale principale sia per la struttura portante che per i rivestimenti esterni. I prospetti sono definiti e scanditi da elementi lignei verticali che si ripetono secondo un ritmo variabile, a creare una quinta architettonica armoniosa sul contesto naturale. Gli edifici sono ingentiliti da portici e coperture in aggetto, mentre le falde disegnano profili inclinati che riprendono idealmente i pendii collinari. Il rapporto con la terra e con il paesaggio è enfatizzato dalle colorazioni testa di moro delle coperture in lamiera, e delle lattonerie, nel rispetto dell’armonia anche dalle visuali dall’alto.

Integrare sistemi innovativi e architettura è un altro filo conduttore che ha guidato il progetto architettonico. L’impianto fotovoltaico è perfettamente integrato nelle coperture e produce energia elettrica da fonti rinnovabili, così come tutti gli impianti tecnologici sono ricavati in vani protetti alla vista da una pelle architettonica in lamiera stirata.

Il progetto di rigenerazione e ampliamento dell’impianto sportivo e campo cross di Monte Coralli rappresenta una bellissima occasione di dialogo con l’impianto agricolo e naturalistico delle colline faentine. Siamo nelle prime pendici dell’appennino romagnolo a ridosso della città, dove si staglia un paesaggio di rara bellezza per la dolce morfologia collinare ricca di formazioni vegetazionali diversificate e per la presenza di emergenze storiche e naturalistiche, tra cui calanchi, sorgenti termali e la Vena dei gessi romagnoli, il più grande affioramento in Europa di rocce gessose.

Anche l’area di Monte Coralli si distingue per le sue peculiarità paesaggistiche, una sorta di anfiteatro naturale delimitato da piccoli corsi d’acqua, canali, rii e aree boscate, quasi a proteggere naturalmente l’impianto sportivo.

Con l’obiettivo di dare forma compiuta ad una visione innovativa di luogo di sport integrato con l’infrastruttura paesaggistica, il progetto di riqualificazione valorizza l’equilibrio dell’intero territorio urbano con particolare attenzione alla mitigazione ambientale.

Il progetto di rigenerazione e ampliamento dell’impianto sportivo e campo cross di Monte Coralli rappresenta una bellissima occasione di dialogo con l’impianto agricolo e naturalistico delle colline faentine. Siamo nelle prime pendici dell’appennino romagnolo a ridosso della città, dove si staglia un paesaggio di rara bellezza per la dolce morfologia collinare ricca di formazioni vegetazionali diversificate e per la presenza di emergenze storiche e naturalistiche, tra cui calanchi, sorgenti termali e la Vena dei gessi romagnoli, il più grande affioramento in Europa di rocce gessose.

Anche l’area di Monte Coralli si distingue per le sue peculiarità paesaggistiche, una sorta di anfiteatro naturale delimitato da piccoli corsi d’acqua, canali, rii e aree boscate, quasi a proteggere naturalmente l’impianto sportivo.

Con l’obiettivo di dare forma compiuta ad una visione innovativa di luogo di sport integrato con l’infrastruttura paesaggistica, il progetto di riqualificazione valorizza l’equilibrio dell’intero territorio urbano con particolare attenzione alla mitigazione ambientale.

Il primo intervento proposto consiste nell’adeguamento morfologico del pendio esistente, alterato negli anni dalla gestione del terreno. Rimodulare la morfologia, attraverso modellazioni delle attuali pendenze, ha permesso di riaprire la continuità paesaggistica con i margini e prolungare l’asse visivo oltre la pista, coinvolgendo la cornice naturale boscata. La modellazione del terreno è stata proposta bilanciando i quantitativi di sterri e riporti, spostando lievemente il terreno e ricomponendo pendenze dolci e continue.

Si è inoltre resa necessaria la riqualificazione dei margini delle aree naturali e dei corsi d’acqua che attraversano l’impianto sportivo, elementi di qualità su cui attestare i nuovi edifici e i nuovi impianti sportivi che offrono servizi complementari al campo cross, di richiamo per una più ampia gamma di discipline. Per garantire un’apertura alla continuità visiva e superare gli ostacoli fisici esistenti, sono stati inoltre demoliti gli edifici precedenti ormai molto degradati, al fine di ripulire l’area e dar modo allo spazio libero di essere attraversato in sicurezza.  

Dal punto di vista architettonico, l’intervento prevede la realizzazione di 5 edifici pensati come volumi indipendenti che si integrano sia matericamente che visivamente con il contesto, con lo scopo di disegnare, agli occhi di chi osserva, un nuovo paesaggio, fatto di aree alberate, sport e architettura.  La progettazione ha richiesto uno studio approfondito della forma, dei materiali e del posizionamento nel sito, per raggiungere la complementarità tra tre ambiti importanti: l’architettura, la congruità paesaggistica e la sostenibilità.

L’edificio collocato a nord, destinato alla Federazione Italiana Moto, agli spogliatoi e alla casa del custode, si qualifica con una forma planimetrica a L aperta sul paesaggio e si collega direttamente alla pista di riscaldamento e minicross. Verso ovest, nel cuore del progetto ai margini del rio, trova posto il padiglione del ristorante con diverse aree che permettono l’utilizzo dello spazio esterno. Un edificio multifunzionale insiste invece nelle immediate vicinanze della pista pump truck e dei paddock ed è inserito nell’area verde che caratterizza l’intervento. Il volume più piccolo, in prossimità del parcheggio auto (che fornisce quasi 120 posti) è quello della biglietteria, sull’asse carrabile che giunge fino ai paddock. Completa il quadro, l’edificio che funge da base operativa per la pista da cross, disposto a sud.

Il disegno degli edifici ricerca un linguaggio architettonico semplice e una forte coerenza nell’utilizzo del legno, scelto come materiale principale sia per la struttura portante che per i rivestimenti esterni. I prospetti sono definiti e scanditi da elementi lignei verticali che si ripetono secondo un ritmo variabile, a creare una quinta architettonica armoniosa sul contesto naturale. Gli edifici sono ingentiliti da portici e coperture in aggetto, mentre le falde disegnano profili inclinati che riprendono idealmente i pendii collinari. Il rapporto con la terra e con il paesaggio è enfatizzato dalle colorazioni testa di moro delle coperture in lamiera, e delle lattonerie, nel rispetto dell’armonia anche dalle visuali dall’alto.

Integrare sistemi innovativi e architettura è un altro filo conduttore che ha guidato il progetto architettonico. L’impianto fotovoltaico è perfettamente integrato nelle coperture e produce energia elettrica da fonti rinnovabili, così come tutti gli impianti tecnologici sono ricavati in vani protetti alla vista da una pelle architettonica in lamiera stirata.

L’edificio collocato a nord, destinato alla Federazione Italiana Moto, agli spogliatoi e alla casa del custode, si qualifica con una forma planimetrica a L aperta sul paesaggio e si collega direttamente alla pista di riscaldamento e minicross. Verso ovest, nel cuore del progetto ai margini del rio, trova posto il padiglione del ristorante con diverse aree che permettono l’utilizzo dello spazio esterno. Un edificio multifunzionale insiste invece nelle immediate vicinanze della pista pump truck e dei paddock ed è inserito nell’area verde che caratterizza l’intervento. Il volume più piccolo, in prossimità del parcheggio auto (che fornisce quasi 120 posti) è quello della biglietteria, sull’asse carrabile che giunge fino ai paddock. Completa il quadro, l’edificio che funge da base operativa per la pista da cross, disposto a sud.

Il disegno degli edifici ricerca un linguaggio architettonico semplice e una forte coerenza nell’utilizzo del legno, scelto come materiale principale sia per la struttura portante che per i rivestimenti esterni. I prospetti sono definiti e scanditi da elementi lignei verticali che si ripetono secondo un ritmo variabile, a creare una quinta architettonica armoniosa sul contesto naturale. Gli edifici sono ingentiliti da portici e coperture in aggetto, mentre le falde disegnano profili inclinati che riprendono idealmente i pendii collinari. Il rapporto con la terra e con il paesaggio è enfatizzato dalle colorazioni testa di moro delle coperture in lamiera, e delle lattonerie, nel rispetto dell’armonia anche dalle visuali dall’alto.

Integrare sistemi innovativi e architettura è un altro filo conduttore che ha guidato il progetto architettonico. L’impianto fotovoltaico è perfettamente integrato nelle coperture e produce energia elettrica da fonti rinnovabili, così come tutti gli impianti tecnologici sono ricavati in vani protetti alla vista da una pelle architettonica in lamiera stirata.

Progetto architettonico:

Progetto architettonico:

Paisà Landscape (prog definitivo) | Alessandro Bucci (prog esecutivo)

Paisà Landscape (prog definitivo) | Alessandro Bucci (prog esecutivo)

Progetto strutturale:

Progetto strutturale:

Ing. Enrico Favi (prog definitivo) | Ing. Marco Peroni (prog esecutivo)

Ing. Enrico Favi (prog definitivo) | Ing. Marco Peroni (prog esecutivo)

Progetto paesaggistico:

Progetto paesaggistico:

Paisà Landscape (prog definitivo) | Arch. Mauro Panigo (prog esecutivo)

Paisà Landscape (prog definitivo) | Arch. Mauro Panigo (prog esecutivo)

Fotografie:

Fotografie:

© Pietro Savorelli

© Pietro Savorelli

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